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La definizione di medicina ortomolecolare del Prof. Pauling

September 13, 2012 at 23:37


Nel 1967 il Prof. Linus Pauling scrisse un articolo dal titolo “Psichiatria Ortomolecolare”, apparso poi sul numero di Science del 19 aprile 1968. Su quella rivista, per la prima volta, fu introdotto il termine “ortomolecolare”. Ortomolecolare, scrisse in quell’articolo, significa letteralmente: “le giuste molecole nelle giuste quantità”. Pauling riteneva che questo avrebbe dovuto essere un importante campo della medicina, così da giustificare il proprio nome. Scelse la parola "ortomolecolare" in quanto possedeva una portata più ampia del termine "megavitamine", il quale era già stato utilizzato in un contesto differente.

Tratto da “Linus Pauling: Scientist and Peacemaker” di Clifford Mead e Thomas Hager, Oregon State University Press, 2001.


Credo che in generale il trattamento delle malattie mediante l'utilizzo di sostanze quali l’acido ascorbico, che sono normalmente presenti nel corpo umano e sono necessarie alla vita, è preferibile al trattamento con l'uso di potenti sostanze sintetiche o prodotti vegetali, che possono mostrare effetti collaterali indesiderati. Tali sostanze, quali la vitamina C e la maggior parte delle altre vitamine, non sono pericolose, per la loro bassa tossicità e l'assenza di effetti collaterali, anche se assunte in quantità molto superiori a quelle normalmente a disposizione nella dieta. Ho coniato il termine medicina ortomolecolare per la salvaguardia della salute ed il trattamento delle malattie, come la pratica medica in grado di variare le concentrazioni nel corpo umano di sostanze che sono normalmente presenti nell’organismo e che sono necessarie per la salute. Il Dott. Bernard Rimland ha sottolineato la mia questione, suggerendo come la medicina convenzionale, che utilizza farmaci, dovrebbe essere chiamata medicina tossicomolecolare.

La morte per fame, la pellagra, il beri-beri, lo scorbuto, o qualsiasi altra malattia da carenza possono essere evitate fornendo un adeguato apporto giornaliero di carboidrati, grassi essenziali, proteine (compresi gli aminoacidi essenziali), sali minerali, e tiamina, acido ascorbico ed altre vitamine. Per ottenere la miglior salute possibile, il consumo di cibi essenziali dovrebbe essere tale da stabilire e mantenere le concentrazioni ottimali di molecole essenziali, come quelle dell’acido ascorbico.

Un esempio di medicina ortomolecolare è il trattamento del diabete mellito mediante iniezione di insulina. Il diabete mellito è una malattia ereditaria, di solito causata da un gene recessivo. Il difetto ereditario si manifesta nella produzione carente dell'ormone insulina da parte del pancreas. L'azione principale dell'insulina è quella di provocare nelle cellule un aumento dell’assorbimento di glucosio dal sangue, così da poter essere metabolizzato. In assenza di insulina la concentrazione di glucosio nel sangue dei pazienti diventa molto maggiore del normale, causando le manifestazioni della malattia.

L’insulina estratta dal pancreas bovino o suino differisce solo leggermente nella sua struttura molecolare rispetto all’insulina umana, ed ha sostanzialmente la stessa attività fisiologica. L’iniezione di insulina bovina o suina in un essere umano è necessaria essenzialmente a riportare l’insulina nel corpo del paziente alla normale concentrazione: questo consente di metabolizzare il glucosio nelle corrette  avvenire al tasso normale e quindi serve a contrastare l'anormalità risultante dal difetto genetico. L’insulinoterapia è pertanto un esempio di terapia ortomolecolare. Lo svantaggio principale è che questa deve essere somministrata attraverso iniezioni.

Un altro esempio di trattamento ortomolecolare riguardante questa malattia, nel caso in cui non sia troppo grave, è la regolazione della dieta, con la limitazione in particolare dell'assunzione di zucchero. In questo modo è possibile mantenere la concentrazione di glucosio ematico entro i limiti normali. Una terza possibilità sarebbe quella di aumentare l'assunzione di vitamina C, così da ridurre la necessità di insulina. Dice e Daniel riportano lo studio di un soggetto diabetico in cui la quantità di insulina necessaria poteva essere ridotta di due unità per ogni grammo di acido L-ascorbico assunto per bocca.

Un quarto modo per controllare il diabete è l’utilizzo della cosiddetta insulina orale, un farmaco assunto per bocca: questo non costituisce un esempio di medicina ortomolecolare, in quanto l’insulina orale è un farmaco sintetico, estraneo al corpo umano, che può manifestare effetti collaterali indesiderati.

Un'altra malattia che viene trattata con metodi ortomolecolari è la fenilchetonuria: un difetto genetico che porta ad una ridotta quantità o efficienza di un enzima del fegato, che in persone normali catalizza l'ossidazione di un amminoacido, la fenilalanina, ad un altro, la tirosina. Le proteine solitamente contengono diverse quantità di fenilalanina, fornendo per questo aminoacido quantità molto maggiori rispetto al bisogno di una persona. Con una dieta normale, la concentrazione di fenilalanina nel sangue ed in altri fluidi corporei diventa per questi pazienti eccessivamente alta, causando deficienza mentale, eczema ed altre manifestazioni. A partire dall’infanzia, la malattia può essere controllata con la dieta, la quale deve contenere una minore quantità di fenilalanina rispetto a quella presente nell’alimentazione normale. In questo modo la concentrazione di fenilalanina nel sangue e negli altri fluidi corporei viene mantenuta approssimativamente ad un livello normale, e le manifestazioni della malattia non si presentano.

Un’altra malattia che può essere controllata con metodi ortomolecolari è la galattosemia. Questa comporta l’insuccesso nella sintesi dell’enzima che interviene nel metabolismo del galattosio, un costituente dello zucchero contenuto nel latte (lattosio). La malattia si presenta con ritardo mentale, cataratta, cirrosi del fegato e della milza, ed insufficienza nutrizionale. Queste manifestazioni vengono evitate mettendo il bambino in una dieta priva di latte, così che la concentrazione di galattosio nel sangue non vada a superare il limite normale.

Un’ipotizzabile terapia ortornolecolare per la fenilchetonuria, o altre malattie ereditarie che originano da geni difettosi, sarebbe quella di introdurre il gene (molecole di acido desossiribonucleico, o DNA), separato dai tessuti di un’altra persona, nelle cellule della persona che soffre di quella malattia. Ad esempio, alcune molecole del gene che dirige la sintesi dell'enzima che catalizza l'ossidazione di fenilalanina a tirosina potrebbero essere separate da cellule di fegato di un essere umano normale ed introdotte nelle cellule di fegato di una persona con fenilchetonuria. Questo tipo di cambiamento nel carattere genetico di un organismo è stato effettuato nei microrganismi, ma non ancora negli esseri umani, e non è probabile che diventi una possibile procedura per controllare difetti genetici.

Un altro plausibile metodo di terapia ortomolecolare per la fenilchetonuria, simile all'uso di insulina nel controllo del diabete, potrebbe essere l'iniezione dell'enzima attivo. Esistono due ragioni per cui questo trattamento non è stato sviluppato. Primo, anche se è noto che l'enzima è presente nel fegato di animali, compreso l'uomo, non è ancora stato isolato in forma purificata. Secondo, il meccanismo naturale di immunità che comporta l'azione di anticorpi contro proteine estranee alla specie, opererebbe per distruggere l'enzima preparato dal fegato di animali di altre specie. Questo meccanismo impedisce in generale l'uso di enzimi o altre proteine di animali nel trattamento delle malattie degli esseri umani.

C'è ancora un altro possibile tipo di terapia ortomolecolare. Le molecole di molti enzimi consistono di due parti: la parte proteica, chiamata apoenzima, e la parte non proteica, chiamata coenzima. L'enzima attivo, chiamato oloenzima, è l’apoenzima con il coenzima collegato ad esso. Spesso il coenzima è una vitamina o una molecola ad essa strettamente correlata. È noto, ad esempio, che un certo numero di differenti enzimi nel corpo umano che catalizzano reazioni chimiche differenti possiedono come coenzima la tiamina pirofosfato, un derivato della tiamina (vitamina B1).

In alcuni casi di malattie genetiche l'enzima non è assente, ma è presente con diminuita attività. Un modo in cui il gene difettoso può operare è quello di produrre un apoenzima con struttura anormale, così da non combinarsi facilmente con il coenzima a formare l'enzima attivo. In normali condizioni fisiologiche, con la concentrazione normale di coenzima, forse solo l’1% dell’apoenzima anomalo è combinato con il coenzima. Secondo i principi dell'equilibrio chimico, una maggiore quantità di apoenzima anormale potrebbe combinarsi con il coenzima, semplicemente aumentando la concentrazione dello stesso coenzima nei fluidi corporei. Se la concentrazione dovesse essere aumentata di cento volte, la maggior parte degli apoenzimi potrebbe combinarsi con il coenzima, per dare sostanzialmente una normale quantità di enzima attivo.

Esiste quindi la possibilità che la malattia possa essere tenuta sotto controllo con l'ingestione da parte del paziente di una grande quantità della vitamina che serve da coenzima. Questo tipo di terapia ortomolecolare, che coinvolge una sostanza normalmente presente nel corpo umano (la vitamina), è, a mio parere, la terapia preferibile.

Un esempio di malattia che a volte può essere controllata in questo modo è l’aciduria metilmalonica. Pazienti con questa malattia sono carenti dell'enzima attivo che catalizza la conversione di una sostanza semplice, l’acido metilmalonico, in acido succinico. È noto che la cianocobalamina (vitamina B12) agisce da coenzima in questa reazione. È stato rilevato che l’assunzione di grandi quantità di vitamina B12, in grado di aumentare di circa mille volte la concentrazione normale, è in grado di favorire la corretta attività della reazione in molti pazienti.

L'uso di grandi quantità di vitamine nel controllo delle malattie, chiamato terapia megavitaminica, è un’importante procedura della medicina ortomolecolare. È mia opinione che nel corso del tempo si troverà il modo di controllare centinaia di malattie con le terapie megavitaminiche. Ad esempio, Abram Hoffer e Humphry Osmond hanno dimostrato che molti pazienti affetti da schizofrenia hanno beneficiato della terapia megavitaminica. Il loro trattamento comprende la somministrazione di acido nicotinico o nicotinamide in quantità da 3 a 18 grammi al giorno, insieme a 3-18 grammi di acido ascorbico, ed una buona quantità di altre vitamine.

Si ritiene spesso che un farmaco dichiarato essere la cura per molte differenti malattie non possa avere alcun valore nei confronti di ognuna di queste. Eppure esistono prove che un’elevata assunzione di vitamina C aiuti a controllare un gran numero di malattie: non solo il comune raffreddore e l'influenza, ma anche altre malattie virali e batteriche, come l'epatite ed altre malattie quali schizofrenia, patologie cardiovascolari ed il cancro. C'è una ragione di questa differenza tra la vitamina C ed i farmaci ordinari: da un lato, la maggior parte dei farmaci sono potenti sostanze che interagiscono in modo specifico con una molecola, un tessuto o un agente di malattia, in modo da contribuire a controllare una particolare malattia. La sostanza può, tuttavia, interagire in modo dannoso con altre parti dell’organismo, producendo così gli effetti collaterali che rendono i farmaci pericolosi.

La vitamina C, al contrario, è un normale costituente del corpo, necessario per la vita: è coinvolta sostanzialmente in tutte le reazioni biochimiche che avvengono nel corpo ed in tutti i meccanismi di protezione cellulare. Con l'assunzione ordinaria di vitamina C queste reazioni e meccanismi non operano in modo efficiente. La persona che ingerisce i 60 milligrammi della dose giornaliera raccomandata (RDA) vive in quella che potrebbe essere definita come “ordinaria cattiva salute”, quella che i medici ed i nutrizionisti chiamano “ordinaria buona salute”. L’apporto ottimale di vitamina C, insieme ad altre misure sanitarie, è in grado di fornire realmente una buona salute ed una maggiore protezione contro tutte le malattie. Tale aumento di protezione è assicurato mediante il rafforzamento del sistema immunitario, un processo in cui la vitamina C svolge un ruolo cruciale. L’apporto ottimale è necessariamente di elevate quantità. Quando questa lezione è appresa e praticata, la protezione fornita dalla vitamina C potrebbe essere il più importante di tutti i presidi della medicina ortomolecolare. Di meno si conosce a proposito delle altre vitamine, ma non vi è dubbio che, se utilizzate in quantità adeguate, possono allo stesso modo risultare di grande valore.



Si tratta di problemi difficili. Io credo che la medicina ortomolecolare possa contribuire alla loro soluzione. Le vitamine sono molto meno costose rispetto ai farmaci. La sofferenza causata ai pazienti dai trattamenti dovrebbe essere presa in considerazione: un elevato apporto di vitamine migliora lo stato di benessere del paziente ed aiuta a controllare gli spiacevoli effetti collaterali di alcune terapie convenzionali. Infine, se l'obiettivo di assistenza medica non è semplicemente quello di curare la malattia, ma di promuovere la salute, allora dovrebbe essere principalmente compreso dai medici che il miglioramento della nutrizione può aiutare i pazienti in maniera significativa nel raggiungimento dell'obiettivo di una buona e soddisfacente vita.”

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